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14/03/2008 Elevazioni 1995 - Elevazioni, Rebellato Editore, Venezia - Poesie (fuori catalogo). Vincitore di 6 premi letterari
Su Elevazioni è impostato tutto il lavoro di ricerca che ha portato alla collaborazione con Krishna Das scaturendo poi nell’insolita contaminazione tra il verso poetico e le suggestioni del suono indiano. Elevazioni è un testo ricco di esperimenti tecnici che ha vinto più di un premio letterario, ma che soprattutto ha risvegliato l’attenzione e addirittura in certi casi l’ispirazione di artisti sicuramente più maturi e realizzati di Farinotti nelle rispettive arti di pertinenza. Il pittore Sergio Sergi è stato senza dubbio tra i più vivi ammiratori del volume e delle conseguenti sperimentazioni vocal-musicali. Il fotografo professionista Massimo Dall’Argine fu colpito al punto da realizzare una meravigliosa serie di scatti dettati da un sentimento di forti corrispondenze. Le installazioni in plexiglas da lui create e che comprendevano le gigantografie delle foto e le poesie in trasparenza, avrebbero poi costituito un insieme di vere e proprie opere d’arte, tra l’altro più volte esposte. L’interesse dimostrato da Krishna Das infine, oltre a produrre un affascinante spettacolo di recitazione, fornì a Farinotti la possibilità di confrontarsi con un mondo a lui non del tutto sconosciuto, quello del Mantra e Nada Yoga. Lo studio qui iniziato e realizzato poi sul palco in maniera essenziale, si completa con i successivi Verso il silenzio e Un disegno a Katmandu. E’ interessante invece il tentativo di fondere la metrica occidentale con i significati numerici trascendentali, tipici del simbolismo orientale. Ne è un esempio la poesia che segue, tratta da Elevazioni…
OLIKON
Talora teli di ragno pene d’intrecci inerrati brancolar d’esil candore frastorna
E cristalli nevosi saldi a terre erbose celer solar bruciore accoltella
In eremi cosmi pensosi radiosi loti schiusi di sfingi al mondo splendore effondono
“La prima strofa è formata dai primi 3 versi (3 come numero sacro di svolgimento) ottonari (l’8 in questo caso rappresenta un grado di perfezione dilatato in tutte le sue stratificazioni e percepibile nella sua consequenzialità come “meno spirituale” anche se completo). Non a caso l’immagine della ragnatela rotta dal peso di una goccia evoca Natura perfetta, seppur fugace e impermanente. Il quarto verso, una sola parola, un verbo (1 come numero di compimento) ha tre sillabe (3 è lo svolgimento immediato dell’1, che a sua volta è il riassorbimento immediato del 3). Volendo legare le otto sillabe del terzo verso alle quattro del successivo, si leggerebbe un endecasillabo perfetto. 11 è il numero più utilizzato nelle scansioni metriche occidentali classiche. Ciò è funzionale ad una percezione uditiva di rotondità e di giustezza nella chiusura della strofa.
La seconda strofa è fatta da settenari. 7 qui indica un grado di perfezione più sottile dove l’ottava è sottointesa. Lo snodarsi delle sillabe vuole rappresentare il 4 (materia)+ 3 (mondo immanifesto). Perfetti cristalli di neve si sciolgono al sole. Il quarto verso è un verbo di 4 sillabe. Ancora 4 (materia) meno impermanente. E ancora 7 e 4= 11. Endecasillabo alla sensazione uditiva. L’ultima strofa, fatta di novenari molto aritmici ovvero ritmici ma sincopati in modo ordinato, bisogna pensarla come un continuo susseguirsi di trisillabi, da ascoltare, per le proprietà magiche insite nel 3, non tanto come un 3+3+3. La potenza del verso in questo caso darà l’effetto di un 3x3x3. Questo grazie anche al potere non solo evocativo ma realmente mantrico, sciamanico, dell’immagine stessa. L’uomo realizzato al cui interno esplode tutta l’energia risvegliata, emana luce senza interruzione, secondo le regole dell’attrazione cosmica. E’ come un loto che si schiude acquisendo la forza granitica e plurianimica della Sfinge, che non a caso è anche una postura dell’Hatha Yoga, molto sacra. I maestri antichi affermavano che bisogna praticare la postura della Sfinge come se si dovesse rimanere nell’immobilità di essa per almeno cinquemila anni controllando il respiro. L’allitterazione qui non è usata al mero scopo di creare sensazioni sonore. In realtà le sonorità hanno la funzione di pulsanti dinamici, come testimonia lo studio dei Mantra, per generare i flussi di determinate energie interne. Troviamo così un cospicuo numero di “dentali” nella prima strofa, come la D e la T. Molte L nella seconda e in ogni caso suoni di una non del tutto – volutamente – perfetta morbidezza. L’ultima strofa è l’apoteosi della S, che non a caso è un suono chiave sia nella respirazione (Pranayama) che nella meditazione silenziosa. Innumeri sono i Mantra che cominciano o finiscono con la S. La chiusura è morbida, calda, di F e di N. Nell’ordine giusto le ghiandole sono stimolate a dovere, e anche i centri del cervello nella maniera più corretta per far provare all’ascoltatore un cambiamento passivo di stato che lo riempirà certo di stupore. Per recitare questa poesia ci vorrà un silenzio assoluto. Magari una non breve introduzione musicale, fatta solo di armoniche. Bisogna che l’ascoltatore sia portato in uno stato di silenzio interiore indotto, prima di inserire questi suoni sacri. E’ una poesia che può essere letta su diversi piani, ma recitata solo così, se no è rovinata. Essa nasce per questo unico scopo…”
Da appunti su Elevazioni per Igino Marchi del 1993, Luca Farinotti
Altri brani tratti da Elevazioni
STRATI
Muoversi Nel disordine dell’onda lunga ( il lamento)
Poi ecco il canto spandersi da sponda a sponda
Tra i petali assottigliati si sporge la gioia riaffonda
Infine il cardine impercettibile
LA QUERCIA
Io sono la quercia antica che sospira e l’abbraccio calmo che riscalda la sera
io sono l’espiro che al cielo ritorna poiché sono il cielo che piove che quercia ritorna
AMORE
Come un viluppo bianco pomeridiano
Pulsare nei gangli sparsi dell’aria e carezzare la Madre dove risolve un fremito diafano
Rivivere l’istante squarciato dal raggio, l’alterno frusciare della purezza
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