La recensione dello scrittore Antonio Bocchi di #mondoristorante di Luca Farinotti

Già il titolo è azzeccato: mondoristorante, in una sola parola mette in evidenza che la ristorazione non è una semplice (o meglio complessa) professione ma qualcosa di più. Molto di più. La ristorazione e in special modo il ristoratore resistente ha una missione da compiera nella vita cioè creare momenti di felicità ai clienti, che giungono speranzosi oltre le porte del locale. E allora non è mai sufficiente la preparazione, la conoscenza, la voglia di fare, la creatività, l’esperienza. Chi si dedica a questo lavoro appartiene a buon diritto alla categoria degli eroi. Ed eroico è il tuo romanzo, dove si evince fin dalle prime pagine il furore e la passione che ti animano quando ti siedi al timone del Mentana e veleggi sulle acque turbolente della serata gastronomica.
Chi si aspettava un libro simile allo “Stadio più bello del mondo” resterà spiazzato, non già perchè uno sia più “bello” dell’altro ma semplicemente perchè sono molto diversi. La dolcezza suadente e commovente dei ricordi di partite infinite è sostituita dal furor del mondo del lavoro, un lavoro complesso, difficile, dove non ci si può mai rilassare. Ed ecco, allora, che si viene da subito inghiottiti nella spirale vorticosa della tua passione, della tua dedizione, della tua voglia di essere “missionario” della felicità, secondo i tuoi parametri, le tue esperienze e, se vogliamo, anche dei tuoi dolori. Un Luca Furioso, oserei dire, dove l’amore per la ristorazione trascende qualsiasi ostacolo, si fa pura lotta contro le forze del male (leggi ristorazione omologata, priva di anima) Ci si immerge nelle dotte dissertazioni non solo sul vino, tuo evidente cavallo di battaglia, ma anche su ingredienti che si ritengono scontati, quasi superflui, come l’acqua e il caffè. Si sguazza in questo mondo estremamente variegato e stupefacente dove tu, come un novello Virgilio, ci fai da guida dotta e paziente e ci fai anche sorridere o ridere, sdrammatizzando, di tanto in tanto con qualche gustosissimo aneddoto. Ma non perdi mai di vista il tuo scopo, la tua strada, tracciata sui binari di un rigore e di un’onestà intellettuale che non ha eguali. E scrivi con grande appropriatezza di linguaggio, in maniera scientifica, perchè la ristorazione è giustamente una scienza che va suffragata, di giorno in giorno, con la ricerca e la sperimentazione. E’ fantastico accompagnarti in questo viaggio da cui si capisce come questo mestiere, al di là delle difficoltà oggettive e delle persone “disdicevoli” con cui si può avere a che fare, rappresenta per te una vera linfa vitale. E la linfa che sgorga su di noi lettori sono le tue parole, che non lasciano scampo, non ammettono repliche, in quanto chi ha un’anima non può venire a compromessi, neppure su un bicchiere d’acqua. E noi ci lasciamo trasportare dalla veemente dissertazione, non vedendo l’ora di appoggiare il lbro e raggiunterti al Mentana. Indimenticabili e molto struggenti le pagine dove c’è Augusto, padre duro e a volte spietato, ma che tuttavia ha saputo inculcarti un senso della ristorazione che altro non è che uno stile di vita e che tu ti porti dentro come un mantra che si ripete ogni sera. La passione e la verità (la propria verità) non si improvvisano, derivano da un percorso che prima di essere professionale è soprattuttto umano. Una grande umanità traspare dalle tue pagine, dalle tue requisitorie e dalle tue teorizzazioni, perchè la materia si plasma sulla base di convinzioni personali e ardite, non frutto di omologazione (mondoparker) ma di un’esperienza personale insostituibile. In definitiva mi aspettavo un libro del genere, dove il segno pittorico diventa, su ogni singola pagina, un’ incisione nella tela, un grumo di materia plastica, materica, senza doppi sensi. Una pittura espressionista dove i volti più o meno deformi degli astanti si susseguono in un caleidoscopio di immagini che si scolpiscono nella mente. E poi c’è la devozione al tuo grande maestro Veronelli, un altro tassello che ti consacra nel mondo della ristorazione dove l’improvvisazione e l’assenza di cultura, molto spesso, la fa da sovrana.
Non mi resta che rispondere al questionario di Marina che valuta la Mentanarietà del lettore: 10 su 10, ovviamente. Non poteva in alcun modo essere diverso.
Complimenti, caro Luca, continua così e sii orgoglioso della tua passione e della tua onestà intelletuale che ti fa onore. Grazie a nome di tutti i “fighetti” parmigiani e non solo.

Antonio Bocchi

 

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