Lo Scrittore

Mi chiamo Luca Farinotti, autore dei romanzi “Lo stadio più bello del mondo” e de “La mannaia di Kramer”. Dopo 9 anni trascorsi dalla mia ultima uscita in libreria, sono tornato sugli scaffali con un nuovo lavoro su carta: 15 anni di esperienza vissuta nel mondo della ristorazione con passione e dolore, inevitabile odio e profondo amore, la storia di tutti i miei locali di successo, da Mentana 104 a Busky, da La Brace a Bread – una storia d’amore.

La ricerca delle materie prime, la lotta a difesa della sostenibilità, del green e per la divulgazione della cultura e della conoscenza attraverso un mestiere senza frontiere e sotto i riflettori dei media di tutto il mondo. Ma anche la declinazione di un galateo del cliente e i comandamenti dell’onestà intellettuale di chi produce e vende cibo. Storie di cuochi e presunti tali, di lavapiatti e camerieri. Storie di multinazionali travestite da piccole farms. Storie di guide, critici e giornalisti, di gente corrotta. Storie di segreti; di ricette e di avventori.

Il #mondoristorante, nuovo teatro in cui la trasversalità nell’esibirsi con la massima visibilità di sempre, dalla desperate housewife al grande Chef, non ha più limiti definiti o definibili, a 360°.

Infine le verità dietro le quinte delle esperienze televisive nei reality show di Sky; amore e squallore di un mestiere unico in cui i free climbers riescono spesso a salvarsi la vita…

Autobiografia di Luca Farinotti

Sono nato nel 1972 a Parma, in Italia. Ho vissuto la mia infanzia seguendo gli spostamenti di mio padre, che è stato un famoso chef: prima a Rapallo e Santa Margherita Ligure, poi Madonna di Campiglio, Salsomaggiore Terme, poi di nuovo a Parma e infine a Maiatico dove si stabilì quando avevo circa 9 anni.

Pur respirando profondamente il mondo della cucina, sono cresciuto sviluppando una forte attrazione prima per il disegno e i fumetti, poi per la letteratura, durante l’adolescenza.

 

Adolescenza e studi universitari

Scelsi dunque gli studi classici, appassionandomi alla letteratura orientale, in particolare alla poesia indiana e giapponese e alla letteratura americana della West Coast degli anni sessanta, non solamente il movimento Beat. Il contatto con l’arte orientale, col movimento psichedelico americano e la lettura di alcuni autori come Fritjof Capra, Aldous Huxley (La filosofia perenne) e Julius Evola mi stimolarono uno sfrenato desiderio di conoscenza delle filosofie orientali (Buddhismo, Shivaismo, mistica Himalayana prescivaita) e non solo (mistica precristiana, sufismo, mistica preislamica) di cui sono divenuto un buon esperto, supportandomi con gli studi universitari in lettere moderne a indirizzo in lingue e letterature orientali, e per mezzo di relazioni dirette con filosofi e maestri in Europa e India.

Cominciai a studiare e praticare lo Yoga quando ancora frequentavo il liceo, seguendo una scuola di impostazione classica Hatha (Rishikesh) che assumeva le linee guida di Andre Van Lysebeth. Divenni anche un buon istruttore di Yoga e successivamente studiai anche Qi Gong e Thai Chi, oltre a divenire un valente praticante di Shiatsu.

 

Giovinezza – le prime opere e le influenze dirette

Nel 1995 uscì in libreria la mia prima raccolta di poesie, Elevazioni, edita da Rebellato di Venezia. Il libricino, che raccoglie una quindicina di poesie, vinse alcuni premi letterari ma, soprattutto, fu particolarmente apprezzato dal compositore di musica tradizionale indiana Krishna Das, insieme al quale sviluppai uno spettacolo di reading intrecciato a suggestive sonorità esotiche prodotte da strumenti come il saranghi, il sitar e l’organo indiano. Lo spettacolo fu rappresentato in varie località italiane e si guadagnò un entusiasta riscontro di critica; alcuni articoli lo definirono tout court “poesia trascendentale”.

Nel 1997, in collaborazione con il pittore Sergio Sergi e il pittore e poeta Ulisse Ziveri, fui tra i fondatori di “Om Shanti- Rivista di spiritualità creativa”, un contenitore di fumetti, racconti, poesia e saggi aventi come tema la conoscenza di sé. Fu un’esperienza editoriale entusiasmante che durò circa un anno; sul quarto numero, in particolare, fu pubblicato un mio reportage dal titolo “Zen, fare l’amore col mondo”, altisonante intervista concessami da una monaca zen del tempio Fudenji riguardo al vissuto della sessualità nella vita di rinuncia monastica.

Nel 1998, avendo maturato una discreta familiarità al palcoscenico, terminai di scrivere una serie di poesie, adattando alla lingua italiana lo schema dell’haiku giapponese, appositamente strutturate per la performance teatrale. Ebbi la fortuna di conoscere proprio in quel momento il compositore e percussionista Alessandro Ravi, il quale venne profondamente colpito dai miei testi, al punto di ideare uno spettacolo teatrale la cui realizzazione, basata su composizioni musicali originali, richiese circa un anno.

Lo spettacolo, “Un disegno a Katmandu”, fu vincitore nella sua categoria del Festival Internazionale del Teatro dell’Assurdo (Biennale Europea) del 1999.

Nel 2001 produssi un’opera multimediale dal titolo “La cena dell’uomo” che risultò tra i 3 vincitori italiani alla Biennale dei giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo “ Chaos & Communication” di Sarajevo. L’opera fu gratificata dall’apprezzamento scritto di Luigi Veronelli, il più importante autore enogastronomico italiano.

 

L’età adulta – i locali, i ristoranti e i romanzi

Nel 2001 mi ritirai per cominciare la stesura del mio primo romanzo. Andai a vivere negli appartamenti liberi situati sopra il bellissimo ristorante che mio padre conduceva in collina, potendo godere di natura, silenzio, albe e tramonti mozzafiato e notturni di stellate indimenticabili.

Qui scrissi “Lo stadio più bello del mondo” vivendo le notti più belle e ispirate della mia vita, passeggiando col mio cane e inebriandomi della bellezza di vivere sopra un ristorante. La versione definitiva de Lo stadio fu pronta una sera d’ottobre del 2002. Preparai le buste con i manoscritti, la bio e le schede di lettura. Poi andai fuori a cena con la mia compagna e quella stessa notte concepimmo Nicole, mia figlia. Il protagonista vero de “Lo stadio più bello del mondo” è il campetto da calcio parrocchiale della chiesetta di San Nicolò a Maiatico, che vanta il panorama “più bello del mondo”. Questo fu il motivo per cui la mia compagna, Lara, scoprì dentro di sé, poche settimane prima che nascesse, che il nome con cui avremmo chiamato nostra figlia, era Nicole.

Comunicai a mio padre che, in attesa di ricevere le prime proposte per un contratto editoriale, mi sarei fermato a Maiatico a lavorare nel ristorante per imparare il mestiere di famiglia.

L’attesa, però, fu meno breve, davvero meno breve di quanto mi sarei mai aspettato. Il contratto per la pubblicazione del libro arrivò nel 2006 e ormai ero diventato un ristoratore.

 

2007 – lo stadio

Nel gennaio 2007 uscì in libreria “Lo stadio più bello del mondo”. Questo piccolo romanzo di formazione dedicato a un mondo piccolo fu in testa alle vendite nella mia città per diversi mesi e tra i primi dieci libri più venduti di sempre nel catalogo di Edizioni Clandestine per alcuni anni. Fu tra i primi dieci libri più venduti a Roma nel Giugno 2007 (Bibli). Vinse il Premio dell’Editoria di Chiari /Categoria Romanzo di formazione. Fu presentato dal vivo con la mia presenza in una cinquantina di librerie dal Piemonte alla Sicilia.

Arrivò presto alla ristampa e fu adottato come lettura per l’estate da insegnanti in scuole di tutta Italia (io fui spesso invitato in quel periodo presso varie scuole superiori). Fu consigliato da La Repubblica, tra gli altri quotidiani; ebbe un ottimo riscontro da parte della critica (ricordo con affetto le recensioni di Enrico Chierici su La Gazzetta di Parma (“Il mio Maracanà era un campetto a forma di trapezio”) e quella di Domenico Cacopardo su L’Unità. Fu definito uno dei libri più belli di sempre sul calcio da “1909”.

 

2008 – il secondo romanzo e la mia nuova vita da imprenditore

Nel 2008 uscì il mio secondo romanzo, “La mannaia di Kramer”, scritto durante l’estate 2007. L’opera ottenne sentiti riconoscimenti dalla critica, per la profondità degli argomenti trattati sorretti da una narrazione fluida e avvincente a sostegno di un intreccio complesso e vorticoso.

Da qualche tempo, però, mi occupavo quasi a tempo pieno di ristorazione e avevo inaugurato un progetto di bistronomia sperimentale, chiamato “Mentana 104”.

L’esperienza che ne derivò o, meglio, che tuttora ne deriva, mi portò a sviluppare nuove idee e nuovi progetti, sempre con l’intento di promuovere il mio territorio dapprima ma, poi, i territori e le tradizioni vere in generale; la cultura dei giacimenti gastronomici, i prodotti agricoli naturali, la cucina basata sulla materia prima autentica, in aperto contrasto con le multinazionali e la grande industria del cibo.

Ciò mi portò a viaggiare per scoprire prodotti e persone, senza mai abbandonare, anzi ripartendo proprio da lì, lo spirito pioneristico e anarchicamente intelligente del mio unico vero maestro, il grande Luigi Veronelli.

Nel 2014 prese vita il progetto Busky, un food brand incentrato sulla pizza gourmet intesa come prodotto finale di una sperimentazione senza fine di farine naturali provenienti da cereali ancestrali e coltivati in modo naturale, associando ciò a uno studio maniacale dei lieviti e delle lievitazioni naturali.

Sempre nello stesso anno ripresi anche la gestione del ristorante storico di mio padre in seguito alla sua improvvisa, tragica, maledetta scomparsa.

Continuavo poi l’attività di consulenza, che da alcuni anni svolgevo e continuo tuttora a svolgere, soprattutto nel difficile compito di affiancare imprenditori più o meno giovani e desiderosi di entrare nel mondo della ristorazione o, semplicemente, di migliorare le loro attività.

Nel 2016 inauguro, insieme ad altri imprenditori di Parma, “Bread-una storia d’amore”, un paninobar, progetto pilota di un marchio brandizzabile incentrato su tutti prodotti di pregio della Food Valley declinati all’interno del pane.

In questo periodo ricco di progetti e di lavoro, entro in contatto con il mondo televisivo e del Food Show.

Il vissuto di queste esperienze ha rappresentato per me una svolta, una specie di punto zero. Ho infatti sentito la necessità di ridefinire i valori connessi alla produzione, distribuzione e somministrazione del cibo, nonché il concetto di Qualità e, in particolare, il dovere di assunzione di responsabilità da parte della cosiddetta ristorazione di qualità nella divulgazione dei canali virtuosi, oggi più che mai necessaria in funzione dell’enorme potere mediatico relativo ad essa.  Da qui è nato #mondoristorante, un libro di rottura, anti-establishment, valoroso e sincero: un libro che sta mietendo vittime e nemici ma anche molti supporters. Fresco di ristampa, ridistribuzione e pronto per le versioni inglese e russa, oltre che per nuove presentazioni in ogni parte di Italia. Io e il mio staff siamo felici e pieni di energia, vogliosi di continuare a divulgare il credo del “sacro”, della sostenibilità e della Verità riguardo a tutto ciò che concerne il cibo, la sua produzione, trasformazione e distribuzione.

#mondoristorante ha dato vita a una serie di nuovi entusiasmanti progetti editoriali (come la guida “Parma 2020 – Best Restaurants & Food Producers” e libri di approfondimento sulla “water governance” e sulla produzione del cibo, in cantiere per il prossimo biennio) e non: talk shows, tavoli di confronto e convegni internazionali quali il “Terroir Talk” durante il quale ho presentato la mia conferenza “The 5 values of the restaurant owner“.

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