Dal 9 al 13 Maggio 2019 tornerà al Salone Internazionale del libro di Torino #mondoristorante (Edizioni Clandestine 2018) il libro di Luca Farinotti che proprio l’anno scorso, in occasione della più importante fiera editoriale italiana, era stato presentato in anteprima, a pochi giorni dall’uscita in libreria. #mondoristorante, dopo la vittoria del Premio “Selezione Bancarella della cucina” e l’ingresso nella sestina finalista da cui il 20 Ottobre uscirà il vincitore del Bancarella Cucina, torna sugli scaffali (al Salone del libro presso lo stand di Edizioni Clandestine, di fronte al Padiglione RAI) e si prepara ad affrontare un nuovo intenso percorso di ridistribuzione, dibattiti ed eventi. A tal proposito l’autore riassume “la questione è che, volendo o nolendo, c’è un dibattito più o meno evidente al quale bisogna dare risposte. Da una parte è necessario riaccendere un confronto nel mondo della ristorazione teso a tracciare un profilo credibile in base al quale identificare la Qualità. Non si può più prescindere dalla presa di consapevolezza che sia in atto un progetto di sterminio dei piccoli produttori , delle micro realtà rurali e che non si possa parlare di qualità se non in funzione etica, in riferimento alla sostenibilità, alle questioni riguardanti gli sprechi e al motore omologante e assimilante dell’industria del cibo. #mondoristorante dichiara apertamente la necessità di proteggere le diversità agroalimentari e i produttori di cibo indipendenti, virtuosi e sostenibili. In prima linea, a sostegno di questa ribellione/rivoluzione, deve esserci la ristorazione a ogni livello. Il ristoratore oggi deve rinunciare alle brame di gloria del proprio ego, corrotto e incatenato da quello che si sta affermando come il più grande show business del mondo, votandosi a una missione più elevata: la divulgazione e la promozione del cibo virtuoso. Per fare questo deve avere il coraggio di comprendere che la propria effettiva importanza (proprio in virtù dell’esposizione senza precedenti di cui può usufruire) è molto più alta di quella a cui egli stesso ambisce febbrilmente, ovvero l’affermazione personale nelle graduatorie del grande show del cibo. Il ristoratore ha il dovere di rendersi interfaccia, traduttore di verità, al servizio del consumatore”.

E voi, scegliereste ancora di andare a cena in un tal ristorante, se vi dicessero che la marca di acqua che lo sponsorizza è di proprietà della più grande multinazionale del mondo?

L.C.

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