WORLD AND RESTAURANT – TRADUZIONE E ANALISI DI #MONDORISTORANTE di L. Farinotti (parte prima, introduzione)                 Vittoria Ghirardi

SSML

SCUOLA SUPERIORE PER MEDIATORI LINGUISTICI

PADOVA

TESI DI LAUREA

#mondoristorante

World and Restaurant

TRADUZIONE E ANALISI DI ALCUNI CAPITOLI

TRATTI DA

#MONDORISTORANTE

di Luca Farinotti

Traduzione: ITALIANO – INGLESE

Relatore: Prof. Andrew Bailey Laureanda: Vittoria Ghirardi

Anno accademico 2019/2020

SESSIONE AUTUNNALE

Without translation, we would inhabit parishes bordering on silence.

– George Steiner

INDICE

1. INTRODUZIONE E CONTESTUALIZZAZIONE …………………3

2. PROPOSTA DI TRADUZIONE……………………………………………. 14

3. PREMESSA ALL’ANALISI TRADUTTOLOGICA …………….. 56

4. ANALISI LESSICALE…………………………………………………………… 74

(Prototesto e Metatesto a confronto; strategie traduttive adottate)

4.1 Realia………………………………………………………………………………….. 74

4.2 Termini lessicali culturospecifici …………………………………………. 78

4.2.1Toponimi…………………………………………………………………………… 79

4.2.2 Marchi, aziende, associazioni, squadre calcistiche ……………. 80

4.3 Neologismi dell’autore………………………………………………………… 82

4.4 Ridondanza lessicale …………………………………………………………… 86

4.5Acronimi ……………………………………………………………………………… 87

5. ANALISI MORFOSINTATTICA ………………………………………….. 89

(Prototesto e Metatesto a confronto; strategie traduttive adottate)

5.1 Equazione …………………………………………………………………………… 91

5.2 Sostituzione ………………………………………………………………………… 92

5.2.1 Frasi idiomatiche e interiezioni ………………………………………… 93

5.3 Riduzione ……………………………………………………………………………. 94

5.4 Amplificazione ……………………………………………………………………. 95

5.5 Condensazione ……………………………………………………………………. 96

5.5.1 Preposizioni ellittiche ………………………………………………………. 97

5.6 Diffusione …………………………………………………………………………… 98

5.7 Riordinamento…………………………………………………………………….. 99

5.8 Italianità …………………………………………………………………………… 102

5.8.1 Frasi ipotetiche e condizionali dal valore enfatico…………… 104

6. ANALISI STILISTICA ………………………………………………………… 106

(Prototesto e Metatesto a confronto; strategie traduttive adottate)

6.1 Linguaggio colloquiale, dialettale, infantile………………………. 106

6.2 Linguaggio espressivo ……………………………………………………… 109

6.3 Linguaggio religioso …………………………………………………………. 112

6.4 Rimandi extra-testuali ……………………………………………………….. 113

6.5 Termini inglesi …………………………………………………………………. 115

6.6 Personaggi e strategie narrative …………………………………………. 116

7. CONCLUSIONI ……………………………………………………………………. 117

8. BIBLIOGRAFIA…………………………………………………………………… 120

9. SITOGRAFIA……………………………………………………………………….. 122

RINGRAZIAMENTI………………………………………………………………….. 124

Introduzione

#mondoristorante, scritto da Luca Farinotti, la cui prima pubblicazione ad opera della casa editrice Edizioni Clandestine risale a Maggio 2018, può essere presentato come un prontuario del mondo della ristorazione senza precedenti.

Vincitore del Premio Selezione Bancarella della cucina 2019, questo libro tratta l’importanza culturale e sociale di una ristorazione virtuosa alla quale, al giorno d’oggi, si contrappone un’omologazione standardizzante che sembra essersi quasi totalmente impadronita del mondo enogastronomico, comportando un drastico impoverimento di tale settore a scapito dell’utilizzo di prodotti autentici, naturali, ma anche e soprattutto delle esperienze di cui il cliente potrebbe e dovrebbe beneficiare e, in ultimo, della missione che accomuna i ristoratori che si identificano come resistenti a qualsiasi forma di processazione responsabile del decadimento qualitativo delle materie prime, così come alle moderne pratiche di ristorazione, che vanno a deturpare le esperienze che un mestiere simile, facilmente definibile come una vera e propria arte, dovrebbe farsi carico di donare al consumatore. Si tratta dunque di un saggio di denuncia ironico e pungente, tra le cui righe è possibile cogliere una mordente volontà di ricordare il passato e di ispirarvisi, al fine di preservare le nostre origini e le ricchezze che il nostro Paese offre.

Luca Farinotti nasce a Parma nel 1972, trascorrendo un’ infanzia caratterizzata da numerosi spostamenti per seguire la carriera lavorativa del padre, Augusto Farinotti, famoso chef, il cui locale fu il primo della città a ricevere una stella Michelin, e autore di La cucina di Parma.

Nonostante avesse inevitabilmente respirato gli effluvi, sia concreti che metaforici, della cucina fin dalla tenera età, svilupperà, durante l’adolescenza, un grande interesse per la letteratura. Scelse infatti gli studi classici, appassionandosi alla letteratura orientale ed, in particolare, alla poesia indiana e giapponese e alla letteratura americana della West Coast degli anni Sessanta,

correnti che stimolarono in lui un forte desiderio di conoscenza delle filosofie orientali di cui divenne esperto. Parallelamente intraprese anche gli studi universitari, in lettere moderne a indirizzo in lingue e letterature orientali. Nel 1995 uscì in libreria la sua prima raccolta di 15 poesie, Elevazioni, edita da Rebellato di Venezia. Nel 1997 fu tra i fondatori di Om Shanti- Rivista di spiritualità creativa, che racchiudeva in sé fumetti, racconti, poesia e saggi, incentrati sulla tematica della conoscenza di sé. Nel 1998 scrisse una serie di poesie, adattando alla lingua italiana lo schema dell’haiku giapponese; proprio nello stesso periodo conobbe il compositore e percussionista Alessandro Ravi, il quale venne profondamente colpito dai suoi testi, tanto da ideare lo spettacolo teatrale Un disegno a Katmandu, vincitore nella sua categoria del Festival Internazionale del Teatro dell’Assurdo (Biennale Europea) del 1999. Nel 2001 produsse inoltre un’opera multimediale, La cena dell’uomo, che risultò tra i 3 vincitori italiani alla Biennale dei giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo “Chaos & Communication” di Sarajevo. L’opera fu inoltre positivamente recensita da Luigi Veronelli, eminente autore enogastronomico italiano. Sempre nello stesso anno decise di ritirarsi in collina, negli appartamenti situati sopra il ristorante del padre, a Maiatico, per cominciare la stesura del suo primo romanzo. In questo periodo scrisse Lo stadio più bello del mondo, ispirandosi al campetto da calcio della chiesa di San Nicolò. In attesa di ricevere le prime proposte per un contratto editoriale, decise di lavorare nel ristorante, fianco a fianco con il padre, per imparare il mestiere di famiglia. Ricevette il contratto per la pubblicazione di Lo stadio più bello del mondo nel 2006; questo piccolo romanzo di formazione vinse il Premio dell’Editoria di Chiari e venne adottato come lettura per l’estate da insegnanti in scuole di tutta Italia. Nel 2008 uscì il suo secondo romanzo, La mannaia di Kramer.

Parallelamente alla scrittura, continuò ad occuparsi a tempo pieno di ristorazione, inaugurato un progetto che lui stessi definisce di bistronomia sperimentale, chiamato Mentana 104, locale che tutt’ora gestisce. L’esperienza che ne derivò o, meglio, che tuttora ne deriva, lo portò a sviluppare nuove idee e nuovi progetti,

sempre con l’intento di promuovere il suo territorio e, più in generale, tutti i territori e le tradizioni vere. Il suo obiettivo primario divenne dunque quello di promuovere la cultura dei giacimenti gastronomici, dei prodotti agricoli naturali, della cucina basata sulla materia prima autentica, in aperto contrasto con le multinazionali e la grande industria del cibo, spinto dagli insegnamenti del suo unico vero maestro, Luigi Veronelli.

Tra il 2004 ed il 2006 lavorò anche a diversi progetti di ristorazione, tra cui Busky, un food brand incentrato sulla pizza gourmet, con l’utilizzo di farine naturali e Bread-una storia d’amore, un panino-bar basato sull’utilizzo dei prodotti di alta qualità della Food Valley. Nello stesso periodo riprese ad occuparsi del ristorante storico del padre, a seguito della sua tragica scomparsa. Parallelamente entrò in contatto con il mondo televisivo, partecipando al programma 4 Ristoranti. In seguito a queste esperienze decise di dedicare le sue energie ad un’ardua missione: ridefinire i valori connessi alla produzione, distribuzione e somministrazione del cibo, con l’intento di ridefinire il concetto di qualità, soprattutto rispetto alle false informazioni mediatiche che imperversano nella nostra società. Proprio da qui è nato #mondoristorante, un libro che l’autore stesso definisce “di rottura, anti-establishment, valoroso e sincero: un libro che sta mietendo vittime e nemici ma anche molti supporters, il cui obiettivo primario è quello di perseguire nella divulgazione del “sacro”, della sostenibilità e della verità riguardo a tutto ciò che concerne il cibo, la sua produzione, trasformazione e distribuzione”.

Il motivo al centro della scelta di questo progetto di tesi è duplice: in primo luogo la profonda curiosità ed il vivace interesse scaturiti dalla conoscenza diretta con l’autore ed il conseguente approfondimento delle tematiche a lui care, trattate nel dettaglio proprio in questo suo scritto. Da ciò è sorta spontaneamente la riflessione sull’importanza di tali ideali, spesso sottovalutati e a rischio “di estinzione”. In questa nostra epoca mediatica, responsabile della perdita di ciò

che realmente detiene un valore intrinseco, meritevole di perdurare nel tempo ed essere diffuso e preservato, credo che l’arte della traduzione debba mettersi sopratutto al servizio di tematiche di carattere socio-culturale, rendendo dunque possibile la sensibilizzazione di un’audience di lettori notevolmente più vasta. Di immensa importanza è la valorizzazione di uno dei maggiori punti di forza del nostro Paese, il settore dell’enogastronomia appunto, e la sua difesa da una sempre più forte depersonalizzazione ed impoverimento, a partire dai processi di produzione, per finire con le esperienze riservate allo stesso consumatore.

Chi meglio della figura del traduttore può farsi carico di veicolare messaggi carichi di valore, passione ed entusiasmo per una determinata tematica, divenendo “voce” internazionale dell’autore, con l’obiettivo di eternarne i pensieri, contribuendo contemporaneamente a destare larga eco su più vasta scala? Dopotutto, «I traduttori sono i cavalli di posta della cultura» («Переводчики – почтовые лошади просвещения»)2.

In secondo luogo, la ragione risulta essere prettamente più tecnica, legata alla natura del testo stesso. Lo stile dell’autore, a tratti ironico e tagliente, che alterna un linguaggio familiare con cui vengono descritti aspetti di vita quotidiana, a passaggi più ricercati e linguisticamente più arzigogolati, utilizzati invece per trattare ideologie e filosofie legate al mondo della ristorazione e, più in generale, degli alimenti e dei vini, nonché l’impiego di una terminologia alquanto peculiare, fatta di termini coniati dall’autore stesso, sulla base dei quali si costruisce l’intero pensiero che il libro vuole trasmettere, hanno risvegliato il desiderio di cimentarsi in un’impresa traduttiva molto stimolante, una vera e propria sfida linguistica e culturale.

L’ardua, inusuale ed eventualmente contestabile scelta di presentare un progetto di traduzione attiva, essendo l’italiano la mia lingua madre, trova ragione nel

fatto che la specificità del prototesto tradotto, ricco di elementi culturospecifici, ben si confà ad introdurre un concetto fondamentale della moderna teoria della traduzione, ovvero quello di linguacultura a cui segue quello di traduzionalità.

Infatti, “in materia di traduzione, parlare di “lingua” non è sufficiente. Grammatica, lessico, punteggiatura, sono solo alcuni degli ostacoli che un traduttore si trova a dover affrontare al momento di tradurre da una lingua verso un’altra lingua.” 3

Lasciando queste riflessioni per un secondo momento, l’aver prodotto, da un prototesto italiano di partenza, due metatesti differenti, in inglese e in russo, pur non padroneggiando queste ultime alla stregua di una lingua natia, non deve lasciar adito a perplessità circa la validità del lavoro traduttivo, in quanto l’obiettivo primario è stato quello di porsi da ponte tra cultura emittente e ricevente, per evitare che importanti elementi appartenenti all’implicito culturale dell’autore italiano andassero persi durante il processo di mediazione culturale (di cui quella linguistica è solo una dei tanti aspetti).

Riportando le parole di Osimo “Consapevolmente o no, migliaia di altri fattori interferiscono e creano ostacoli che possono forse essere catalogati come culturali. […] Questa differenza tra culture è la distanza che si interpone fra le stesse ed è esattamente il vuoto che un traduttore si propone di colmare al fine ultimo di rendere ogni cultura più accessibile all’altra.”(Osimo 2011:36)

Il requisito necessario per tradurre in attiva non consiste tanto nell’essere madrelingua della lingua ricevente, ma piuttosto nell’essere consci della differenza che sussiste tra le due culture e tra i rispettivi impliciti culturali, così da essere in grado di considerare la tipologia di residuo traduttivo di una traduzione meramente linguistica e, di conseguenza, attuare una strategia traduttiva complessiva che tenga conto di tale residuo e dei modi per

convogliarlo (eventualmente al di fuori del testo vero e proprio) al lettore della cultura ricevente. (Osimo 2011:35)

Il quest’ottica, il traduttore non deve solamente essere un esperto di lingua, ma anche e sopratutto un esperto di cultura e di mediazione comunicativa.

#mondoristorante presenta al suo interno una struttura eterogenea, sia dal punto di vista stilistico che contenutistico; per questa ragione sono stati scelti per la traduzione alcuni capitoli, reputati punti focali dell’intero libro, tra le cui righe prendono forma i contenuti salienti che creano una visione d’insieme, permettendo la piena comprensione dell’intera filosofia dell’autore. Viene riportato qui di seguito, per agevolare la consultazione, un breve elenco schematico dei capitoli tradotti, estrapolati dall’opera integrale.

Prima parte – “Fare ristorante”

· Capitolo 1 – La spesa

– 2017, quasi ieri, ore 9.00 A.M.

· Capitolo 5 – Ristoratore Resistente

– Le cinque regole disciplinari del ristoratore resistente

Seconda parte – “Andare al ristorante”

· Capitolo 7 – Sala

– Il galateo del ristoratore

– Il colpo del caffè

– Il colpo delle Belon

– Il galateo del cliente

La prima parte di questo saggio tratta in generale ciò che per l’autore significa gestire un ristorante. Inizialmente, nel primo capitolo, prevale la narrazione degli anni dell’infanzia trascorsi con il padre, alla scoperta del territorio, dei prodotti e dei produttori locali, per poi lasciare spazio ad una parentesi dedicata ai giorni nostri e alle attuali abitudini che contraddistinguono la maggior parte dei membri

della nuova generazione di ristoratori. Questo darà adito all’autore di trarre tutta una serie di conclusioni circa l’impoverimento qualitativo dei momenti che un soggetto può esperire interfacciandosi al modo della ristorazione, andando poi ad analizzare le principali tendenze della società odierna, toccando temi quali la verità, il valore, l’onore e l’onere di un mestiere il cui scopo dovrebbe essere quello di veicolare tradizioni e storia. Significativa è anche la fitta rete di termini ideati dall’autore che costituisce il fil rouge dell’intera opera, rimandando al titolo stesso. Si viene dunque a creare un vero e proprio universo, il mondoristorante, a cui si contrappongono altre realtà coesistenti, quali mondometro e mondoselecta, espressioni dei moderni approcci al settore, da cui l’autore desidera prendere apertamente le distanze.

Il capitolo quinto introduce una tematica cardine dell’intero pensiero, ovvero presenta la figura del Ristoratore Resistente ed enuncia il significato stesso di resistenza: missione militante il cui obiettivo è quello di promuovere la vera qualità, dettando le linee guida che si dovrebbero seguire per offrire al cliente un’esperienza che lo possa arricchire, instaurando un vero e proprio rapporto di scambio reciproco, e per rendere giustizia ad un mestiere che rischia di perdere il suo ruolo cruciale. Il mondo delle multinazionali viene ferocemente criticato, denunciando apertamente tutta una serie di comportamenti eticamente scorretti che imperversano nel settore enogastronomico. Umiltà, coraggio e vocazione sono le parole chiave che al meglio descrivono questo capitolo.

La seconda sezione di #mondoristorante è invece dedicata ad un aspetto prettamente pratico, il servizio di sala e il modo in cui dovrebbe dispiegarsi un’organizzazione ottimale che da attenzione al cliente e alle sue esigenze. Con tagliente sarcasmo vengono illustrate le numerose tipologie di frequentatori del ristorante, con particolare attenzione alle loro frequenti incoerenze e rozzezze. Parallelamente al galateo del cliente vengono offerte al lettore esperienze dirette di come un ristoratore dovrebbe approcciarsi al proprio mestiere, c

finalità di offrire un’esperienza unica nel suo genere, confezionata ad hoc per il singolo utente

Questa tipologia testuale ha la potenzialità di raggiungere un vasto pubblico di lettori, dal ristoratore professionista, completamente immerso nel macrosistema enogastronomico, fino ad interessare anche il lettore più profano. Le tematiche trattate sono circoscritte ad un settore specifico ma, allo stesso tempo, riescono a possedere un carattere di universalità, in quanto riconducibili ad un ambito d’interesse generale, essendo da sempre il nostro Paese ammirato e preso come punto di riferimento per quello che concerne il settore dell’alimentazione.

La traduzione di questo testo può dunque risultare ugualmente intrigante anche dal punto di vista di altre culture, permettendo la diffusione in più lingue di determinati valori e codici di comportamento che hanno la potenzialità di accomunare più individui, provenienti da realtà anche molto distanti, nella lotta per la preservazione di un’importante ricchezza culturale, finalizzata anche alla promozione di un determinato stile di vita e di benessere a cui tutti dovrebbero aspirare.

In ultimo, trattandosi di una traduzione letteraria e dunque, di un testo aperto per eccellenza, per una piena comprensione, come si è già detto, non è sufficiente conoscere il codice linguistico in cui è scritto; in altre parole, l’opera di traduzione non si ferma al solo livello denotativo, poiché termini ed immagini utilizzati sono carichi di significati che vanno ben oltre il piano letterale, rendendo il significato del testo più ricco e strutturato. La moltitudine di aspetti connotativi che caratterizza il prototesto in questione comporta inevitabilmente un residuo traduttivo significativo. La difficoltà di traduzione di tali tipologie di testo sta nel fatto che il dizionario offre al traduttore solamente i valori denotativi di un vocabolo, mentre quelli connotativi, che variano in base ad un determinato contesto e co-testo, vanno estrapolati criticamente passo a passo.

Quello che Jakobson definì come linguaggio poetico, anche se in realtà si può parlare di un qualsiasi linguaggio denso di significati connotativi, e dunque di una qualsiasi tipologia testuale (eccezion fatta per quelli a carattere strettamente denotativo) è stato da lui stesso considerato come intraducibile, o meglio, citando Segre, intraducibile senza residui.4

Infatti la moderna scienza della traduzione prende le distante dal concetto Catfordiano di equivalenza, essendo questa, in traduzione, una vera e propria chimera. Catford definì la traduzione come sostituzione di materiale testuale in una lingua (LP) con materiale testuale equivalente in un’altra lingua (LA).5

Negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento gli studiosi iniziarono a sperimentare tipologie di analisi traduttiva più sistematiche; si aprì dunque il dibattito circa il concetto di equivalenza, trattato in maniera innovativa da Roman Jakobson all’interno del suo famoso studio On linguistic aspects of translation del 1959. In questo viene ripresa la relazione stabilita da Saussure tra significante (il segno scritto o pronunciato oralmente) e significato (il concetto espresso, la cosa indicata dal significante), andando però a considerare la spinosa questione di equivalenza di significato tra parole appartenenti a differenti codici linguistici, sottolineando che, di norma, non può sussistere piena equivalenza tra le unità di codice. A questo proposito Jakobson fornì l’esempio della parola inglese cheese, che non risulta essere identica al termine russo сыр, in quanto quest’ultimo non include il concetto di cottage cheese; in russo questa sfumatura di significato è resa dalla parola творог, e non da сыр. Sebbene sia possibile disquisire sul fatto che il vocabolo inglese cheese sia in grado di coprire anche l’espressione cottage cheese solamente tramite l’utilizzo dall’elemento pre-modificatore cottage, viene in ogni caso stabilito il principio generale di differenza interlinguistica tra termini e campi semantici. (Munday 2008:37)

All’interno delle lingue naturali, le parole hanno diversi significati che, per di più, cambiano ne tempo, nello spazio, nella cultura e a seconda del parlante. […] Ancora una volta, vorrei dunque sottolineare che le lingue sono anisomorfe (Delabastita): le forme delle parole all’interno delle differenti lingue variano in modo talmente considerevole che la traduzione di un testo e la sua traduzione inversa produce vari testi che differiscono l’uno dall’altro.6

La strategia ottimale da seguire sarà quella di raffigurarsi, attraverso un’attenta analisi traduttiva, un ipotetico lettore modello, per poi stabilire quale siano le dominanti presenti nel prototesto. Il lettore, in questo caso il traduttore, analizzando il testo, formula costantemente ipotesi interpretative che verranno confermate o confutate nel prosieguo della lettura, dando vita a quello che tecnicamente viene definito come circolo ermeneutico.

Dato che nessun segno è mai definitivo, ogni nuovo segno può sfidare l’intera serie di congetture e le ramificazioni interpretative del testo. […] L’ermeneutica è la scienza dell’interpretazione, in particolare dei testi. […] La semiosi di un testo è illimitata e non è conclusa solo dopo una prima lettura. Più un testo è complesso sul piano poetico, più è caratterizzato da connotazioni e intertestualità e più è difficile pensare che la sua interpretazione sia definitiva e completa.7

La lettura, l’interpretazione testuale, è anch’essa un processo traduttivo, per la precisione di tipo intersemiotico e deverbalizzante, che da un prototesto verbale scritto produce un metatesto mentale. Questo varia al variare dei segni mentali, degli interpretanti del traduttore, che costituiscono quello che Vygotskij definisce come linguaggio interno, plasmato dalla formazione personale e dal contesto socio-culturale di provenienza.

Risulta quindi evidente la complessità e la criticità di ogni singola scelta intrapresa dal traduttore, figura che si fa carico dell’ardua missione di diffondere un determinato messaggio, cercando di aspirare alla perfezione, alla così tanto nominata quanto indefinibile, inconseguibile ed insussistente fedeltà.

Essermi cimentata in un progetto di tesi di questo tipo ha rafforzato il fascino e la passione per l’arte della traduzione che, per sua natura, essendo opera dell’ingegno umano, è imperfetta ed in balia di variabili soggettive, culturali, e cronotopiche.

“Il senso che il traduttore deve trovare, e tradurre […] È soltanto il risultato di una congettura interpretativa. Il senso non si trova in una no language’s land: è il risultato di una scommessa”.8

Nonostante ciò, la paradossale bellezza dell’essere traduttori risiede nel fatto che, pur consapevoli dell’estrema sfuggevolezza del proprio operato, così come della sua non univocità, ci si prodiga senza sosta per vincere i limiti linguistici e culturali, prefiggendosi come unico scopo quello di permettere la comunicazione tra culture, la penetrazione dell’una nell’altra, fonte primaria di sviluppo ed arricchimento reciproco per qualsiasi realtà.

Vittoria Ghirardi

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